Dopo l’aumento dei bilanci, per la Nato si apre una fase più difficile, quella in cui la spesa deve diventare produzione, scorte e capacità effettive. Ad Ankara Rutte ha indicato i nodi che rallentano questo passaggio, mentre la Turchia si è proposta come una delle piattaforme industriali dell’Alleanza chiedendo in cambio meno barriere politiche e commerciali tra alleati
L’aumento dei bilanci militari ha aperto una seconda fase per la Nato. Dopo gli impegni sulla spesa, governi e imprese devono stabilire come convertire le risorse in munizioni, sistemi d’arma e capacità disponibili. Al Nato Defence industry forum di Ankara, Mark Rutte ha indicato i problemi che rallentano questo passaggio, dai tempi degli appalti alla carenza di tecnici, mentre Yaşar Güler e Cevdet Yılmaz, rispettivamente ministro della Difesa e vicepresidente della Turchia, hanno proposto il Paese come una delle basi produttive su cui costruire la crescita industriale dell’Alleanza. Ankara ha accompagnato questa offerta con una richiesta politica, eliminare restrizioni e sanzioni tra alleati e ampliare la partecipazione turca ai programmi europei.
La produzione diventa una priorità strategica
Rutte parte dai fondi già stanziati. Secondo i dati presentati nel suo intervento, gli alleati europei e il Canada hanno speso per la difesa 139 miliardi di dollari in più nell’ultimo anno. Considerando il 2025 e il 2026, l’incremento raggiunge 258 miliardi. Altri 37 miliardi sono stati investiti nell’espansione della base industriale, tra stabilimenti, linee produttive e nuova capacità.
