<p>Il contraltare del <strong>vertice politico Nato</strong> di Ankara è l’industria della difesa.
Perché dietro le decisioni diplomatiche c’è <strong>un dossier che vale decine di miliardi</strong> e che delinea le priorità tecnologiche dell’Alleanza per i prossimi anni.
La due giorni in Turchia si è aperta con una <strong>raffica di annunci destinati a rafforzare la base industriale</strong> militare occidentale, a partire da un piano da oltre 40 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per sviluppare sistemi di difesa contro i droni. </p> <p> </p> <p>L’iniziativa, battezzata<strong> Nato Drone Edge</strong>, coinvolge venti Paesi alleati, Italia compresa.
Come ha spiegato il segretario generale della Nato, <strong>Mark Rutte</strong>, l’obiettivo è costruire una capacità comune di contrasto ai droni, una tecnologia che «ha cambiato il carattere della guerra moderna», come dimostrano i conflitti in Ucraina e Medio Oriente.
Il piano prevede non solo nuovi investimenti, ma anche di <strong>quintuplicare entro la fine del 2027 il numero di operatori di droni</strong> nelle forze armate dei Paesi aderenti. </p> <p> </p> <p>Per accelerare gli acquisti, l’Alleanza istituirà inoltre una <strong>piattaforma dedicata ai sistemi anti-drone</strong>, attraverso la quale gli Stati membri potranno acquistare tecnologie già testate dalla Nato, conformi agli standard dell’Alleanza e immediatamente interoperabili. </p> <ul class="leggi-anche"> <li><i>Leggi anche: <a href="https://www.milanofinanza.it/news/vertice-nato-ad-ankara-c-e-un-elefante-nella-stanza-i-retroscena-dello-strappo-con-trump-202607061640224752">Vertice Nato di Ankara, i retroscena dello strappo degli europei con Trump</a></i></li> </ul> <h2><strong>Rutte chiama la rivoluzione industriale transatlantica della difesa</strong></h2> <p>Ma quello sui droni è soltanto il primo tassello.










