di
Francesca Menna
Il geologo Mario Tozzi: verde urbano, tecnologia e rifugi climatici possono aiutare. Ma senza ridurre le emissioni a un certo punto non ce la faremo
Professor Mario Tozzi, geologo e saggista, la specie umana nella sua storia ha sempre dimostrato una grande capacità di adattamento. Ce la faremo anche questa volta?«In realtà non siamo così bravi ad adattarci. Dal punto di vista biologico molti animali lo sono più di noi. Noi finora ci siamo riusciti grazie alla tecnologia. Ma c’è un costo ambientale da pagare. Il climatizzatore, ad esempio, rinfresca dentro casa, ma espelle calore fuori e rende più calda la città. Un albero invece quel calore lo assorbe».
Il verde urbano è sempre più indicato come una delle principali risposte al caldo estremo: piantare più alberi, deimpermeabilizzare i suoli, ridurre il cemento in città. Questi interventi possono aiutare?«Sì, una vera strategia di adattamento dovrebbe partire dalla trasformazione delle città. A Parigi è un processo iniziato molti anni fa: oggi in piazza dell’Hôtel de Ville, come in altre zone, ci sono veri e propri boschi urbani. A Medellín, in Colombia, sono stati piantati 200 mila alberi e realizzati 35 corridoi verdi che collegano diverse aree della città. Non basta aggiungere singoli elementi naturali, per un effetto estetico. Bisogna dare continuità alla vegetazione: servono boschi orizzontali, non verticali».













