Quarantaduemila ettari di bosco divorati dagli incendi nel sud-ovest della Francia nelle ultime due settimane. Oltre 200 mila in Spagna dall'inizio dell'anno. La Commissione europea ha attivato il Meccanismo di protezione civile e mobilitato la flotta comune di Canadair. Ma quando gli incendi colpiscono contemporaneamente più Paesi i mezzi non bastano, avverte Avincis, la più grande azienda europea di servizi di emergenza aerea. Il sistema europeo, fondato sulla condivisione di uomini e velivoli tra gli Stati membri, ha mostrato tutti i suoi limiti.
L'immagine di un'Europa che fatica a spegnere le fiamme che avanzano nei propri Paesi membri è la metafora di un continente che sempre più spesso rincorre le crisi invece di riuscire a governarle. Non è una novità che l'Unione europea mostri difficoltà nel trasformare il proprio peso economico in capacità geopolitica. Ma l'estate del 2026 ha reso questa debolezza più evidente. Dalla guerra tra Stati Uniti e Iran e l’impatto economico dovuto alla chiusura dello Stretto di Hormuz, alla crisi energetica che attraversa l'Europa orientale, dagli incendi alimentati dal cambiamento climatico fino alle tensioni migratorie a Ceuta, Bruxelles si è trovata a subire passivamente gli effetti delle crisi senza riuscire a orientarne gli sviluppi. È la tesi di una lunga analisi pubblicata dal New York Times, secondo cui il continente appare sempre più come un “attore passivo” di fronte alle grandi crisi internazionali.














