C’è un nuovo scontro tra governo e toghe sul riassetto della giustizia. La posta in gioco è la riforma della Corte dei conti. Negli ultimi giorni del 2025 il parlamento ha approvato la legge delega che ne disegna i contorni e martedì il governo ha varato il decreto legislativo che riorganizza la magistratura contabile. In risposta, l’Associazione magistrati della Corte dei conti (Amcc) minaccia di scioperare in autunno. Al suo fianco si sono schierate l’Anm e la Cgil. Eppure i vertici della magistratura contabile hanno contribuito a scrivere il testo delle norme. L’associazione che li rappresenta lamenta di essere stata informata solo all’ultimo, ma è col presidente della Corte, Guido Carlino, che dovrebbe prendersela: è stato lui, raccontano a Palazzo Chigi, a non volere che l’Amcc fosse coinvolta. La riforma, tra le altre cose, riduce i presidenti di sezione da cento a settantacinque e le sezioni centrali da dieci a cinque. Rafforza i poteri del procuratore generale, che potrà accedere agli atti delle procure regionali e avocare i fascicoli. Introduce inoltre il divieto di passaggio diretto dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti.

Tutto questo, secondo il presidente dell’Amcc, Donato Centrone, «incide sull’esercizio delle funzioni e rischia di minare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura». La sua associazione lamenta di avere ricevuto il testo delle norme solo nelle ultime ore e chiede di fermare tutto: ha già proclamato lo stato di agitazione e si dice pronta allo sciopero. Si è mobilitata anche l’Anm, che rappresenta la magistratura ordinaria: ieri ha espresso «piena vicinanza ai colleghi» per la «ennesima forzatura del governo che continua a evitare ogni dialogo con la magistratura». Sostiene che la riforma «mette a rischio autonomia e indipendenza della magistratura contabile» e dunque «è pericolosa per la tutela dei diritti dei cittadini». Sulla stessa linea la Cgil.