I giudici della Corte dei Conti sul piede di guerra contro la riforma voluta dal Governo e approvato oggi in Cdm che - a loro dire - «mina l’indipendenza e l'autonomia della magistratura contabile». Si tratta dell’atto composto da 71 articoli che modifica profondamente il funzionamento dei giudici contabili. Uno dei cambiamenti più significativi riguarda la distinzione tra chi svolge funzioni di pubblico ministero contabile (funzioni requirenti) e chi svolge funzioni giudicanti.Secondo lo schema di riforma il passaggio da un ruolo all’altro diventa estremamente difficile, tanto da configurare una sorta di separazione delle carriere. Chi volesse cambiare funzione dovrebbe infatti trascorrere prima tre anni negli uffici di controllo. La riforma rafforza inoltre il ruolo del Procuratore generale della Corte dei conti, che acquisisce poteri di coordinamento molto più incisivi sulle procure regionali. Sarà lui a indicare le priorità investigative e le tipologie di danno erariale da perseguire con precedenza. I magistrati contabili contestano l’impianto del provvedimento perché ritengono che riduca la loro autonomia e la capacità di indagare in modo indipendente su sprechi di denaro pubblico e danni alle casse dello Stato. L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti (Amcc) chiede al governo un confronto sui nodi del provvedimento. «Si tratta di decreti ad alto contenuto tecnico. Li abbiamo ricevuti solo ieri ed è necessario meditarli, approfondirli, adeguatamente», spiega il sindacato. Il presidente dell’Associazione, Donato Centrone, ritiene che «una frettolosa approvazione rischia di minare l’indipendenza senza un ritorno in termini di efficace svolgimento delle funzioni e soprattutto di efficienza nell’erogazione di servizi da parte della pubblica amministrazione. Chiediamo, quindi, al Governo un breve rinvio». Per il sindacato delle toghe contabili ci sono alcuni aspetti della riforma «su cui l’Associazione potrà dare il suo contributo». In primo luogo «l'organizzazione centrale e soprattutto regionale delle sezioni perché c'è un problema di efficienza nella erogazione che la Costituzione affida alla Corte dei Conti. Sotto questo profilo - ha aggiunto Centrone nel corso di una conferenza stampa - si rischia di esercitare male le funzioni con diminuzione di garanzie».L’Associazione valuta anche uno sciopero da tenersi, eventualmente, in autunno. I giudici chiedono, quindi, un incontro con il premier Meloni. "Serve una rimeditazione di alcuni criteri di delega e i necessari approfondimenti di alcune soluzioni attuative" aggiunge l’Associazione. I giudici contabili respingono qualsiasi legame tra la riforma e quanto deciso sul Ponte dello Stretto. «Non vogliamo credere che ci sia alcun collegamento fra le vicende concrete che riguardano lo svolgimento delle nostre funzioni dove però - ci teniamo a precisare - i colleghi hanno doverosamente applicato le norme che impongono alla Corte dei Conti la legittimità degli atti», afferma Elena Papa, del direttivo dell’Amcc.