L’indebolimento dell’attività di controllo sul bilancio dello Stato, il rafforzamento del ruolo del procuratore generale a discapito delle procure territoriali, la riduzione delle sezioni centrali e l’unificazione delle strutture. Poi le nuove regole sulla separazione tra funzioni requirenti e giudicanti dei magistrati. Martedì il Consiglio dei ministri ha approvato in prima lettura il decreto delega di riforma della Corte dei conti. Un vero e proprio blitz che, per giudici e opposizione, «va a minare l’indipendenza e l’autonomia dell’ente».

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La preoccupazione più grande dei magistrati è che, come sottolineato dal presidente dell’Associazione Donato Centrone nel corso di una conferenza tenuta poche ore prima del Cdm, si incida «sull’efficace svolgimento delle funzioni e soprattutto sull’efficienza nell’erogazione di servizi da parte della pubblica amministrazione». Inutili le richieste riguardanti «una rimeditazione di alcuni criteri di delega e un approfondimento di alcune soluzioni attuative». Inutile pure la richiesta di essere «ricevuti dalla presidente del Consiglio in un quadro di costruttivo dialogo istituzionale».