Un'isola di poco più di 540 mila abitanti, nel mezzo del Mediterraneo, ospita architetture societarie capaci di alleggerire il carico fiscale di multinazionali da miliardi di dollari. Malta mantiene sulla carta un'aliquota societaria del 35%, tra le più alte dell'Unione europea. Ma basta scendere nei meccanismi tecnici del sistema per trovare rimborsi, esenzioni e regole di imputazione che possono far scendere il prelievo effettivo fino al 5% sui profitti distribuiti, e in certi casi di partecipazioni qualificate persino a zero.

Il caso Crocs, colosso Usa delle calzature in gomma, offre un osservatorio perfetto su questo fenomeno. I profitti, insegna la vicenda, non si spostano dove si vendono più prodotti, ma dove il fisco li accoglie meglio. Nei documenti depositati presso la Sec, la Securities and Exchange Commission americana, il gruppo cita entità maltesi come Crocs Malta Global Ltd. e riconosce che il proprio tax rate degli ultimi anni è stato condizionato da transazioni infragruppo legate ai diritti di proprietà intellettuale e da differenze di redditività tra le giurisdizioni in cui opera.

Il paradosso del 35% che nella pratica vale molto meno

Il meccanismo maltese è noto da tempo agli addetti ai lavori, eppure conserva intatta la sua efficacia competitiva. Le società vengono tassate al 35%, ma quando gli utili sono distribuiti agli azionisti scatta un rimborso di gran parte dell'imposta versata: nella configurazione più diffusa, applicata ai redditi commerciali, il rimborso arriva a 6/7 del prelievo, con un'aliquota effettiva finale intorno al 5%. È un dato confermato sia dall'amministrazione fiscale maltese sia da analisi legali e professionali indipendenti.