Contenuto tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Dal 2017 l’Italia è diventata meta dei milionari di tutto il mondo. Il segreto? Un regime fiscale agevolato che offre un porto sicuro a chi trasferisce la residenza nel Paese, a patto che porti con sé patrimoni milionari. Una flat tax da 300mila euro sui redditi prodotti all’estero che ha portato circa 315 milioni di euro in tre anni nelle casse dello Stato. Numeri interessanti, ma non sufficienti, secondo la Corte dei Conti, per stabilire se questo regime abbia apportato o meno benefici concreti per il sistema nazionale. Ma come funziona? Ne parliamo con Francesco Guelfi, partner e responsabile del dipartimento tax di A&O Shearman, e Doris Ceoromila, associate.

Chi può beneficiare della flat tax introdotta con l’articolo 24-bis del Tuir?

Fg: Il regime si rivolge a persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia senza esservi state residenti per almeno nove dei dieci periodi d’imposta precedenti. Nella nostra esperienza, si tratta tipicamente di imprenditori, investitori internazionali o titolari di patrimoni significativi con un solido radicamento all’estero. Il meccanismo è semplice: anziché assoggettare i redditi di fonte estera all’Irpef progressiva (che arriva al 43%), il neo-residente versa un’imposta sostitutiva forfettaria annua, a prescindere dall’ammontare effettivo dei redditi prodotti fuori dall’Italia. L’importo, fissato inizialmente a 100mila euro nel 2017, è stato via via aumentato sino alla legge di bilancio 2026, che l’ha portato a 300mila euro dal 1 gennaio di quest’anno. Per dare un’idea, un investitore con dividendi e plusvalenze estere per 5 milioni di euro pagherebbe ordinariamente oltre 2 milioni di Irpef. Con la flat tax, il conto si ferma a 300mila euro. Il regime ha durata massima di 15 anni e può essere esteso ai familiari, per ciascuno dei quali è dovuta un’imposta di 50mila euro annui.