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Ultimo aggiornamento: 14:27
Secondo il Financial Times “rappresenterebbe un duro colpo per i ricchi espatriati che cercano di sfuggire alle imposte più elevate applicate altrove in Europa”. Di sicuro l’aumento da 200mila a 300mila euro della flat tax per i super ricchi che spostano la residenza in Italia, destinato a entrare nella legge di Bilancio per il 2026 insieme al raddoppio a 50mila euro del dell’importo dovuto dai famigliari, è una comoda scorciatoia per fare cassa senza metter mano ai peggiori difetti della tassa piatta su tutti i redditi prodotti all’estero. Una misura voluta dal governo Renzi che consente ad alcune migliaia di contribuenti stranieri – 3.983 dal 2018 al 2023, secondo l’ultima ricognizione della Corte dei Conti, anche se la la stessa persona potrebbe aver aderito per più anni – di non dichiarare al fisco i propri dividendi e guadagni da investimenti in azioni e cavarsela versando un forfait. È un generoso regalo a manager, imprenditori e sportivi professionisti, che ne godono senza dover “restituire” nulla al Paese sotto forma di investimenti produttivi.
Proprio quest’ultima falla, più volte evidenziata dai magistrati contabili perché in contrasto con l’obiettivo dichiarato della norma al momento della sua introduzione, è finita nei mesi scorsi nel mirino della Lega. A settembre Giulio Centemero, capogruppo del Carroccio in Commissione Finanze alla Camera, ha dichiarato a Milano Finanza che sarebbero arrivati dei correttivi: l’accesso al beneficio sarebbe stato subordinato al requisito che il contribuente investa in Italia e che i soldi siano indirizzati verso “impieghi economicamente e socialmente virtuosi per il Paese”. Per esempio azioni di gruppi italiani, quote di organismi di investimento collettivo del risparmio (fondi comuni, ndr)” oppure “Btp almeno decennali”, partecipazioni in startup innovative, contributi a fondazioni e associazioni impegnate nella ricerca scientifica. Da Cristina Tajani (Pd) era poi arrivata la richiesta di introdurre una sovraimposta il cui gettito sarebbe rimasto al Comune in cui il “Paperone” va a risiedere.










