* fondatore e Managing Partner di Foglia & Partners

Secondo quanto sta emergendo, parte dell’attuale maggioranza di governo ha intenzione di intervenire ancora, ad un anno di distanza dal raddoppio dell’imposta sostitutiva, sul regime fiscale della flat tax per i nuovi residenti che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia, introducendo quale ulteriore condizione di accesso al regime l’effettuazione di un investimento minimo in Italia, al fine di creare, da un lato, un volano per l’economia reale tramite l’investimento in titoli di debito italiani o soggetti residenti in Italia (e.g., società, OICR, start-up e associazioni con determinate finalità) e, dall’altro, di maggiormente radicare i nuovi residenti nel Paese.

A fronte di tali dichiarati intenti, non ci si può esimere dallo svolgere alcune riflessioni.

Va in primis osservato che costringere i nuovi residenti ad effettuare ex ante investimenti finanziari per un determinato ammontare non ha una necessaria ricaduta sull’economia reale. Investire in soggetti italiani non per forza si traduce in un aumento di scambi di beni e servizi sul territorio, anzi nulla assicura che tali maggiori investimenti siano effettivamente destinati al mercato italiano, specialmente se in soggetti di grandi dimensioni con interessi in più paesi.