La metà dei 100 e lode nelle regioni meno virtuose all'Invalsi. Come avere una valutazione nazionale degli esiti degli studenti?

ome ogni anno i dati dell’esame di Maturità ci restituiscono una fotografia dell’Italia divisa in due: nonostante piccole variazioni decimali, la maggior parte degli studenti giudicati eccellenti sono al Sud, addirittura la metà dei 100 e lode è distribuita tra Campania (3.018), Puglia (2.104) e Sicilia (1.928). Molto meno performante il Nord, dove le lodi si contano in centinaia: 760 in Lombardia, una delle regioni scolasticamente più popolose. In percentuale si passa dall’1 per cento di 100 e lode in Lombardia al 6,1 in Calabria e in Puglia, dall’1,6 in Piemonte al 4,4 in Campania. Uno scarto che impone di chiederci se sia possibile una preparazione così diversa o se invece i criteri di valutazione non siano uniformi e perché. Per di più la fotografia della Maturità ci mostra un’Italia sottosopra rispetto ai risultati degli stessi studenti nelle prove Invalsi, prove che hanno sostenuto appena tre mesi prima dell’esame finale. Non va meglio se si fanno i conti sui voti intermedi (gli studenti sopra l’80). E anche i dati sulla dispersione implicita (coloro che ottengono il pezzo di carta ma non sono preparati a sufficienza) non fanno che confermare la differenza. L’obiezione principale a chi resta colpito davanti a due fotografie così diverse scattate a pochi mesi di distanza è che Invalsi e Maturità misurano competenze diverse, i primi quelle di italiano, matematica e inglese, mentre l’esame finale, anche per come è composto il voto, misura il percorso dello studente, da quest’anno anche in piccola parte la sua personalità. Resta il fatto che ottenere non un risultato medio bensì eccellente senza competenze adeguate nelle discipline di base dovrebbe essere un’impresa titanica, che riesce a pochissimi. Non il contrario. La composizione della popolazione studentesca potrebbe giustificare in parte il divario? Non convince la spiegazione che al Sud in proporzione ci sono più studenti che frequentano i licei rispetto agli istituti tecnici e l’eccellenza alla Maturità è trainata dai licei. Questa incongruenza tra Invalsi e Maturità finisce per ridurre fino allo zero il valore della valutazione finale degli studenti: lo sanno quelli che vanno all’università, dove il voto di Maturità non conta un bel niente. Avrà anche un valore legale, come titolo di studio, ma ogni Ateneo verifica la preparazione dei propri iscritti, eventualmente per correre ai ripari con corsi di recupero. Così la Maturità, che ancora costituisce un rito di passaggio, che non fa dormire gli studenti e forse ancora meno i genitori, rischia di diventare un appuntamento vecchio, obsoleto e sostanzialmente inutile. Sarebbe il momento di intervenire.