È di questi giorni la notizia che le banche russe starebbero soffrendo una significativa carenza di liquidità che sta impedendo loro di rifinanziare il debito pubblico mediante acquisto di titoli di Stato: la situazione è spiegabile, tra gli altri fattori, con una forte dipendenza delle banche russe dalla liquidità della Banca centrale, con un crescente fabbisogno di rifinanziamento, e con la fuga dei depositi e la conseguente necessità degli istituti di credito di preservare le riserve residue per quello che considerano il loro core business, e cioè i prestiti commerciali.
La carenza ha comportato la sospensione delle aste pubbliche settimanali dei titoli di Stato russi: dinanzi alla scarsità di domanda, infatti, le banche commerciali hanno preteso tassi di rendimento superiori al 16% per assorbire il debito sovrano.
Il Ministero delle Finanze ha quindi sospeso il collocamento per evitare un irrigidimento, insostenibile, del costo del debito sul bilancio pubblico.
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In Russia la repressione è violenta» Per ovviare al blocco ma continuare a finanziare il deficit, in gran parte generato dalle spese militari, le autorità russe stanno utilizzando strumenti alternativi: per un verso la Banca Centrale realizza operazioni di pronti contro termine (contratti finanziari in cui il venditore cede titoli in cambio di denaro con l’impegno di riacquistarli a una data futura e a un prezzo stabilito) a breve termine e immette liquidità nel sistema.








