Il 6 agosto è il giorno in cui fu ucciso, tre anni prima di Cassarà e Antiochia, il procuratore, Gaetano Costa. Era il 1980, in via Cavour a Palermo, poco dopo le 19.30, Costa veniva affiancato e freddato da sei colpi di pistola mentre sfogliava alcuni libri su una bancarella. Aveva 64 anni. Aveva rinunciato all'uso dell'auto blindata e della scorta per tutelare l'incolumità degli agenti che lo avrebbero scortato. Era sua la firma sulla convalida dei mandati di cattura contro il boss Rosario Spatola e altri 54 affiliati del potente clan Spatola-Inzerillo-Gambino.

Costa fu tra i primissimi magistrati a intuire la metamorfosi dell'organizzazione criminale, penetrando nei meccanismi del riciclaggio dei proventi del traffico internazionale di stupefacenti e nelle infiltrazioni socio-economiche, gettando le basi di un metodo investigativo patrimoniale che avrebbe poi ispirato l'azione del pool antimafia. A quarantasei anni da quella tragica esecuzione, la città di Palermo e le istituzioni nazionali rinnovano oggi il proprio omaggio alla sua memoria. Nella giornata di oggi, 6 agosto, la Fondazione Gaetano Costa unitamente ai familiari del magistrato e alle autorità civili e militari si ritrova nel luogo dell'attentato in via Cavour per la deposizione solenne di una corona d'alloro, esattamente alla stessa ora in cui si consumò l'agguato. La ricorrenza vede la partecipazione partecipe di rappresentanti dello Stato, magistrati e associazioni di legalità, uniti nel sottolineare l'attualità del suo rigore etico e la necessità di preservare una testimonianza fondamentale nella lotta contro la criminalità organizzata.