La polizia ha commemorato a Palermo il vice questore aggiunto Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia, nel 41°anniversario della loro uccisione. Il questore Vito Calvino, alla presenza dei familiari e delle autorità civili e militari, ha reso omaggio alla loro memoria, deponendo una corona di alloro presso la stele, a loro dedicata, in piazza Giovanni Paolo II, a poca distanza da viale Croce Rossa, luogo dell’attentato. Commemorato anche il magistrato Gaetano Costa, ucciso lo stesso giorno di 46 anni fa. Per Cassarà e Antiochia è stata celebrata anche una messa in suffragio delle vittime, alla cappella della caserma Pietro Lungaro. Il vicequestore aggiunto Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia furono assassinati il 6 agosto 1985 a Palermo da un commando mafioso. Un’imboscata sotto casa del funzionario di polizia, compiuta, sotto gli occhi della moglie, con oltre 200 colpi di kalashnikov.«Oggi Palermo si raccoglie nel ricordo di due uomini che hanno scelto di non arretrare davanti alla mafia: il giudice Gaetano Costa e il vice questore Ninni Cassarà. Le loro storie appartengono a stagioni diverse della stessa battaglia, ma sono unite da un identico tratto: il coraggio di restare fedeli al proprio dovere quando farlo significava mettere a rischio la propria vita. Ricordarli non significa soltanto celebrare due eroi. Significa interrogare la nostra coscienza civile», ha detto il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.«Nel giorno dell'anniversario del loro assassinio, vogliamo rendere omaggio al magistrato Gaetano Costa, al vice questore Ninni Cassarà e all’agente di scorta Roberto Antiochia. È nostro obbligo morale mantenere viva la memoria di questi servitori dello Stato, uccisi barbaramente nelle estati del 1980 e del 1985. Il loro sacrificio continua a rappresentare una delle pagine più alte del coraggio e del senso dello Stato nella lotta alla mafia. Custodiamo l’esempio che ci hanno lasciato rinnovando ogni giorno l'impegno delle istituzioni nel contrasto a ogni forma di criminalità organizzata e promuovendo i valori della legalità tra le nuove generazioni». Lo afferma il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.«Dopo oltre un quarantennio, il loro sacrificio non è stato vano: Cassarà e Antiochia sono un esempio per tutti noi, istituzioni e società civile, a procedere sulla via della trasparenza e della legalità. Da allora sono state tante le vittorie dello Stato sulla mafia, ma non bisogna mai abbassare la guardia perché la criminalità organizzata è sempre pronta a rialzare la testa», il commento del deputato regionale Marco Intravaia, componente della commissione regionale Antimafia.Il 6 agosto rappresenta una data «profondamente significativa nella storia della lotta alla mafia e della Repubblica». Lo sottolinea l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia rendendo omaggio a tre vittime di Cosa Nostra. Il vice questore aggiunto Ninni Cassarà e l’agente della scorta Roberto Antiochia vennero assassinati da Cosa Nostra il 6 agosto 1985 mentre rientravano presso l’abitazione del dirigente al termine di una giornata di lavoro. Cinque anni prima in quella stessa giornata venne ucciso il procuratore Gaetano Costa, «per la fermezza, l’indipendenza e il rigore con cui esercitò la funzione requirente, rifiutando ogni compromesso con il potere mafioso».Ninni Cassarà «fu uno dei più brillanti investigatori della Polizia di Stato e offrì un contributo decisivo alle indagini che avrebbero consentito di colpire l’organizzazione mafiosa con il maxiprocesso - ricorda l’Anfp- Al suo fianco cadde Roberto Antiochia, giovane poliziotto che, pur non essendo destinato stabilmente a Palermo, scelse volontariamente di affiancare Cassarà, offrendo un esempio altissimo di coraggio, lealtà e senso del dovere». La memoria del sacrificio di Cassarà , Antiochia e Costa «non può ridursi a una ricorrenza formale», ma rappresenta «un patrimonio civile che richiama tutti al rispetto dei principi costituzionali di legalità, imparzialità, uguaglianza e tutela dei diritti fondamentali», sottolinea il segretario Enzo Letizia. Ricordarli significa «riaffermare che il contrasto alla criminalità organizzata si fonda sulla professionalità, sul coraggio e sulla piena fedeltà ai valori costituzionali».Alla presenza di autorità civili e militari e dei familiari delle vittime nel luogo del simulacro di ricordo, in piazza Giovanni Paolo II, il questore di Palermo Vito Calvino ha deposto una corona d’alloro a nome del capo della polizia. A seguire, è stata celebrata una santa messa nella cappella della caserma Pietro Lungaro, officiata dal cappellano della polizia don Massimiliano Purpura.Il ricordo del giudice Costa