«Colpa di Alfredo» cantava Vasco Rossi a inizio anni Ottanta. Nel caso della delega fiscale non c’è nessun colpevole. Anzi la riforma voluta e difesa dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha portato a casa 21 decreti attuativi e 8 Testi unici. In totale 29 decreti che sono stati condotti al traguardo definitivo con un obiettivo ben chiaro in partenza: non gravare sui conti pubblici. Anche per questo il viceministro Leo ha ripetuto come un mantra in ogni occasione che tutte le modifiche potevano essere fatte solo con le necessarie risorse. E la mancanza di queste risorse, considerando che quasi tutta l’attuazione ha attinto dal bacino messo a disposizione dall’abolizione dell’Ace (aiuto alla crescita economica), ha lasciato dei lavori incompiuti. In teoria in alcuni casi qualche margine ci sarebbe ancora per intervenire con i decreti correttivi, che possono andare oltre la scadenza di prima attuazione fissata per il 29 agosto, mentre in altri gli eventuali interventi saranno necessariamente fuori dai binari della delega. Più in generale i casi più lampanti dei cantieri non completati sono quelli dell’Iva, dell’Irap, del gioco fisico e della tassazione dei redditi finanziari.

Iva e Irap