Solo un decreto legislativo è targato 2025, quello sulle accise. Ma negli ultimi sei mesi l’attuazione della delega per la riforma fiscale ha comunque fatto registrare diversi sviluppi. Su almeno quattro fronti.
Dal ministero dell’Economia e dalle agenzie fiscali sono arrivati 22 regolamenti di secondo livello – in media uno ogni otto giorni – spinti soprattutto dal concordato fiscale 2025-26 e dal reddito d’impresa (con gli attesissimi decreti del Mef su perdite e affrancamento delle riserve).
Inoltre, da metà aprile in poi sono stati ritoccati nove dei 14 decreti legislativi tematici varati finora. L’intervento più profondo è giunto con il decreto correttivo (Dlgs 81/2025), che ha modificato tra l’altro il concordato preventivo biennale. Ma altre modifiche sono arrivate con il decreto legge sugli acconti (Dl 55/2025) e il decreto fiscale (Dl 84/2025). Decreto fiscale che, in fase di conversione, potrebbe accogliere l’ipotesi di una sanatoria sul passato anche per le partite Iva che scelgono il patto fiscale 2025-26.
Un fronte critico si è invece aperto pochi giorni fa a livello internazionale, nell’ambito del G7, che ha praticamente esentato gli Stati Uniti dall’applicazione della global minimum tax. Quella stessa imposta globale che – ironia della sorte – rappresenta uno dei capitoli della riforma italiana su cui l’attuazione era andata più avanti, con otto provvedimenti di secondo livello su 11 già varati.






