«Stiamo lavorando in maniera continuativa per accogliere le proposte dei sindacati al fine di realizzare un piano straordinario per Taranto che tenga conto delle richieste dei sindacati, delle loro aspettative, di quelle degli enti locali, delle necessità del sistema della manifattura italiana che ha bisogno di quell’acciaio e ovviamente delle imprese dell’indotto per accelerare gli investimenti in quest’area».

Con queste parole il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha tracciato la rotta del Governo dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che impone ai commissari straordinari la programmazione dello spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva entro 90 giorni.

Sul fronte dello sviluppo territoriale, il «Tavolo Taranto», la doppia riunione in cui il ministro ha ricevuto industriali ed enti locali, ha delineato un articolato piano d’investimenti dal valore di oltre 2 miliardi di euro. L’ossatura economica del progetto si basa su 17 progetti d’impresa ad alto impatto territoriale.

La parte più avanzata di questa manovra passa attraverso i Contratti di Sviluppo gestiti da Invitalia, che ha già dato il via libera a 6 progetti per un valore di 509 milioni di euro, destinati a tutelare e creare 2.657 posti di lavoro. A questi si aggiungono altri 3 contratti in fase di esame per ulteriori 150 milioni di euro, capaci di generare altri 815 occupati.