Roma, 5 agosto 2026 – È stata una partita a scacchi sull’orlo del precipizio ed è durata giorni. La posta in palio non era solo il controllo della via d’acqua più strategica del pianeta, ma la tenuta stessa del mercato globale dell’energia e la sopravvivenza economica della Repubblica Islamica. Alla fine, l’intesa diplomatica per la riapertura dello Stretto di Hormuz ha messo a segno un punto fermo, il primo.

Il ministero degli Esteri di Teheran ha confermato il raggiungimento di un accordo formale con il Sultanato dell’Oman per la ridefinizione delle rotte nello Stretto, ponendo le basi per un cessate il fuoco di 60 giorni. La nuova rotta “potrebbe essere in vigore per un periodo compreso tra due e quattro mesi”, ha dichiarato il viceministro Kazem Gharibabadi. L’accordo – prorogabile – pone le basi per riaprire anche i negoziati sul dossier nucleare.

La suddivisione del traffico navale

La dichiarazione congiunta tra Iran e Oman fissa la suddivisione del traffico navale: per i due mesi della tregua, le navi in entrata verso il Golfo Persico transiteranno esclusivamente in un corridoio settentrionale all’interno delle acque iraniane, sotto la diretta sorveglianza di Teheran, mentre quelle in uscita percorreranno la corsia meridionale gestita da Mascate.