La geografia del commercio mondiale sta cambiando e il Mediterraneo è tornato a occupare una posizione strategica che sembrava aver perso negli ultimi decenni.
Le tensioni nel Mar Rosso, l'instabilità nello Stretto di Hormuz e le difficoltà di transito attraverso il Canale di Suez hanno costretto compagnie di navigazione e operatori logistici a ripensare rotte, scali e catene di approvvigionamento.
Come evidenzia l'Italian Maritime Economy Report 2026, il Mediterraneo non rappresenta più soltanto un corridoio di passaggio tra Atlantico e Indo-Pacifico, ma un'area in cui commercio, produzione ed energia si intrecciano in modo sempre più stretto.
Gli effetti delle tensioni geopolitiche In questo scenario, il Mezzogiorno italiano si trova in una posizione particolarmente favorevole per intercettare una quota crescente dei traffici internazionali: oggi il sistema portuale del Sud movimenta quasi la metà del traffico marittimo nazionale secondo il centro studi Srm, un risultato che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato difficilmente immaginabile per un'area storicamente considerata periferica rispetto ai grandi hub del Nord Europa.
Non si tratta soltanto di una risposta contingente alle crisi che interessano gli stretti marittimi.






