di

Marco Bonarrigo

Il presidente della Federciclismo Cordiano Dagnoni ha voluto replicare all’articolo del Corriere della Sera sulla crisi del ciclismo italiano. «Nel 2026 sono 56 gli italiani nei team World Tour, cifra paragonabile alla Francia», ma dal Giro al Tour i corridori azzurri sono spariti dalle classifiche

Il presidente della Federciclismo Cordiano Dagnoni ha voluto replicare all’articolo sulla crisi del ciclismo italiano pubblicato sul Corriere della Sera il 3 agosto.«La riduzione della popolazione ciclistica italiana citata nell’articolo, chiamiamola così, riguarda i tesserati, non i praticanti — esordisce Dagnoni, in carica dal 2021, anno in cui inizia la flessione dei tesserati — secondo gli ultimi dati Nielsen, infatti, il ciclismo in Italia ha due milioni e mezzo di praticanti (molti più del calcio) nonostante il calo demografico che riguarda l’intero Paese. I nostri praticanti, però, non hanno bisogno di una tessera per svolgere l’attività. Purtroppo, infatti, sempre più famiglie scelgono altri sport per i propri figli. Cosa che non accade per il fuoristrada».

Dagnoni conferma in toto il contenuto dell’articolo aggiungendo dettagli inquietanti: a dispetto di un numero sempre maggiore di ciclisti, in Italia crolla il numero di tesserati alla Federazione non compensato dall’aumento nel fuoristrada. I praticanti sono un’altra cosa, ovviamente.«Il calo citato nell’articolo si verifica nel passaggio dai Giovanissimi, che si allenano e corrono in ambienti protetti e chiusi — continua Dagnoni — agli Esordienti, che invece corrono su strade aperte, con tutti i rischi che ne derivano. Per quello che riguarda l’attività di strada, chiediamo da anni un sostegno allo sviluppo del nostro sport senza purtroppo aver avuto alcuna risposta. In questo senso, da tempo, presentiamo progetti, curati nei minimi dettagli, che non ricevono sostegno, e nessuno ci ha ancora spiegato il perché».