Quella del governo cinese è una vera e propria caccia fiscale internazionale. Per riempire le casse dello Stato, le autorità inseguono chi non ha pagato le tasse – specialmente di patrimoni tenuti all’estero – e spera di riscuotere debiti risalenti a decenni fa. Ma potrebbe trattarsi di una nuova filosofia sulla ricchezza depositata fuori dalla Cina…

Con i conti in rosso e non poche difficoltà economiche e finanziarie, il governo di Xi Jinping ha deciso di iniziare una grande campagna fiscale improntata al recupero delle tasse non pagate sui patrimoni esteri. I primi debitori ad essere inseguiti da Pechino sono i cittadini cinesi più ricchi con denaro depositato fuori dal Paese.

Secondo il quotidiano britannico Financial Times, i funzionari hanno ricevuto l’ordine di riscuotere debiti risalenti a decenni fa (partendo dall’inizio del 2000), e di inasprire la supervisione sui patrimoni offshore e rafforzare il controllo sui flussi di capitali transfrontalieri. I controlli fiscali si concentrano sui guadagni derivanti da immobili, azioni, metalli preziosi, criptovalute e altri beni detenuti all’estero, con diverse fonti tra funzionari, banchieri e consulenti.

E l’operazione ha già cominciato ad avere i primi effetti nelle operazioni bancarie. Gli istituti finanziari, per esempio, stanno collaborando sempre più spesso con le autorità fiscali per congelare i conti dei depositanti più facoltosi fino a quando i funzionari non saranno certi che le tasse sui beni, conti e trust detenuti all’estero siano state pagate.