Diverse persone si lavano nelle docce pubbliche sulla spiaggia di Trampolin a Ceuta (Getty Images)
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È arrivata dopo quattro giorni. La prima distribuzione di acqua e cibo ai circa 3.000 migranti rimasti a Ceuta. E che non vogliono rientrare in Marocco. Ci ha dovuto pensare la Croce Rossa, il governo non è intervenuto.
Quando i giornalisti provano ad avvicinarsi, una schiera di operatori con le pettorine della Croce Rossa dicono che non parlano. Nessun contatto con i media. «Ricevono soldi pubblici dal governo», sussurra un attivista di Elin, una piccola associazione umanitaria locale, «evidentemente la linea è questa». Fare poco. O nulla. E quindi da giorni i migranti rimasti su suolo spagnolo, per lo più subsahariani, campano come possono. In un assordante silenzio da parte di Ong e paladini dei diritti umani.
Sono ammassati tra il centro di accoglienza temporanea già al collasso, e la spiaggia poco più giù, dove si riforniscono di acqua dalle docce pubbliche. Il cibo? Niente. Se non quel poco distribuito da qualche associazione locale di attivisti. E dal buon cuore dei residenti. Soprattutto quelli dei quartieri musulmani, impietositi dalle condizioni dei «fratelli». Macchine che arrivano, vengono circondate da sciami di affamati, e briciole che spariscono nel giro di qualche secondo.













