Il campo largo non riesce a mettersi d’accordo su nulla. Politica estera, Ucraina, difesa, riarmo, spesa pubblica: ogni volta che Pd, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra provano a costruire una posizione comune, le differenze esplodono. E questa volta lo scontro non attraversa soltanto la coalizione, ma rischia di far implodere direttamente il Nazareno.Come riportato dall’Huffington Post, i riformisti dem non intendono votare la risoluzione congiunta presentata da Pd, M5s e Avs dopo le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulle clausole di salvaguardia europee per le spese in materia di energia e difesa. “È una mozione che sembra scritta dal solo Conte. Stiamo aspettando che arrivi quella del nostro partito”, è il commento ironico che circola tra i riformisti. Alla Camera e al Senato potrebbero mancare almeno undici voti democratici. Tra i parlamentari contrari figurano Filippo Sensi, Lorenzo Guerini e Lia Quartapelle. “Se la mettono ai voti così, noi non la voteremo”, ha chiarito Sensi.Il problema, per la minoranza dem, è tutto politico. Il testo che sarà illustrato in Aula da Giuseppe Conte per i 5 Stelle e da Maria Cecilia Guerra per il Pd viene considerato troppo sbilanciato sulle posizioni dell’ex presidente del Consiglio. La risoluzione chiede infatti che un’eventuale deviazione dagli obiettivi di finanza pubblica sia indirizzata esclusivamente alla lotta contro la povertà, alla sanità e ad altri interventi sociali e ambientali, escludendo che le risorse disponibili possano essere utilizzate per la spesa militare.Ma è soprattutto la premessa del documento ad aver fatto saltare il banco. Pd, M5s e Avs chiedono di “riconsiderare radicalmente gli impegni assunti in sede Nato”, di scongiurare ulteriori aumenti della spesa per gli armamenti e di superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali. Una formulazione che i riformisti considerano incompatibile con la tradizionale collocazione europeista e atlantista del partito.La mediazione tentata in extremis non ha prodotto risultati. E così la Schlein si ritrova ancora una volta stretta tra Conte, intenzionato a imporre al campo largo la linea pacifista e anti-riarmo del Movimento, e una parte consistente del suo stesso partito, che non intende rinnegare gli impegni assunti con gli alleati europei e della Nato.È il paradosso della strategia della segretaria dem. Nel tentativo di tenere unita una coalizione che unita non è, Schlein continua ad avvicinare il Pd alle posizioni dei grillini. Ma più prova a ricucire con Conte, più allarga lo strappo interno al Nazareno. Il campo largo rimane diviso su tutto, mentre il principale partito della coalizione rischia di pagare il prezzo più alto.Non esiste ancora un programma comune, non è stato individuato un candidato alla guida della coalizione e perfino i confini dell’alleanza rimangono incerti. Eppure le opposizioni riescono già a presentarsi divise davanti al Parlamento. Questa volta, però, la frattura non riguarda soltanto i rapporti tra alleati: passa dentro il Pd e mette in discussione la linea politica di Schlein. Nel tentativo di costruire il campo largo, la segretaria rischia di restringere sempre di più il proprio partito.
“La mozione non la votiamo”. I riformisti dem alzano il muro contro Conte. Ancora grane per la Schlein
La minoranza del Pd boccia la mozione su riarmo e Nato. Schlein rischia la conta in Parlamento











