Accordicchi, pranzetti. Si cerca un impossibile disgelo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte: è il gioco delle parti sempre recitato dalla politica. I due si sono visti ieri a pranzo («clima disteso», riferisce il Nazareno), anche per dare l’idea che non c’è nessuna guerra ma non è vero, non c’è alcun avvicinamento («Sull’Ucraina la nostra posizione rimane la stessa», ha detto l’avvocato del populismo).

Sono dunque le ore del bon ton. Anche sul piano parlamentare, con punte anche un po’ grottesche. Si cerca un compromesso tutt’altro che storico tra Pd e M5S sulla risoluzione che verrà votata oggi alla Camera: può essere il modello dei futuri accrocchi sui temi che spaccano, a partire dall’Ucraina.

Il campo largo non vorrebbe presentare ancora una volta varie mozioni, ma una sola. Si vedrà oggi. Prima alla Camera e poi al Senato, Giancarlo Giorgetti terrà le comunicazioni sulle clausole di salvaguardia nazionale, un atto propedeutico alla decisione sulle risorse da destinare alla difesa.

Praticamente sarebbe un voto sull’utilizzo dei fondi Safe. Ma siccome su questo M5S e Avs sono contrari, e il Pd è ancora un po’ guardingo ma non ostile, ieri si pensava di non citare quell’acronimo, Safe, e trovarsi tutti d’accordo su un testo molto tecnico: dove la politica non arriva, c’è sempre l’astuzia parlamentare. Però è ancora da vedere se Pd e M5s riusciranno a mettere un cerottino sulla piaga apertasi in questi giorni tra Conte e Schlein. Ieri sera il testo non piaceva affatto ai riformisti democratici, per cui se non cambia non lo voteranno.