Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che permette alla polizia di usare i sistemi tecnologici di riconoscimento facciale in casi specifici e limitati. È un provvedimento che serve ad adeguare la legge italiana all’AI Act europeo, che nel 2024 ha stabilito fino a dove possono spingersi le tecnologie di sorveglianza.
Se ne discute da settimane per via dei rischi legati all’uso di questi strumenti, che senza regole e limitazioni diventano estremamente invasivi per la privacy delle persone. Rispetto all’idea iniziale, il governo ha introdotto alcune modifiche che limitano l’uso e la rielaborazione dei dati raccolti nei luoghi pubblici, e rafforzano i controlli dell’autorità giudiziaria.
In conferenza stampa il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia, ha detto che «non c’è nulla di automatico affidato all’intelligenza artificiale». Ha poi detto che il controllo dei sistemi usati dalle forze dell’ordine passerà dall’autorità giudiziaria «in modo diversificato tra il pubblico ministero e il giudice per le indagini preliminari», senza però specificare esattamente in che modo.
Il riconoscimento facciale sfrutta software che analizzano l’immagine di un volto e la traducono in una serie di numeri, che variano in base a caratteristiche fisiche come la distanza tra gli occhi, la forma della mandibola, la posizione degli zigomi e così via. Quella sequenza di numeri viene poi confrontata con altre sequenze già archiviate. Il sistema non riconosce nessuno, in verità, ma calcola quanto due facce si assomigliano e restituisce un elenco di candidati con una percentuale di somiglianza.










