Dopo giorni di tensioni nella maggioranza e un richiamo da parte della Commissione europea, il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto che recepisce l’AI Act europeo, introducendo nuove garanzie sull’utilizzo del riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine. Il testo, scrive l’Ansa, mantiene l’impianto originario ma rafforza le tutele, chiudendo il confronto che nelle ultime settimane aveva contrapposto soprattutto Fratelli d’Italia e Forza Italia.
La principale novità riguarda il sistema di autorizzazioni. L’impiego del riconoscimento facciale sarà infatti sottoposto a un doppio controllo, con il vaglio del pubblico ministero e, nei casi previsti, del giudice. «Non c’è nulla di automatico affidato all’intelligenza artificiale», ha spiegato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, sottolineando che «la macchina non decide nulla» e che l’intelligenza artificiale resta «al servizio» delle indagini.
Il decreto introduce anche altri limiti. Viene esclusa la possibilità di creare archivi biometrici permanenti attraverso la raccolta indiscriminata di immagini dal web, mentre si rafforza il ruolo del Garante per la protezione dei dati personali. Inoltre il riconoscimento facciale potrà essere utilizzato soltanto per confermare l’identità di una persona già indiziata di un reato e non per individuare un sospetto all’interno di grandi banche dati fotografiche. Anche le immagini raccolte durante manifestazioni, eventi pubblici o attività di videosorveglianza potranno essere analizzate solo dopo la commissione di un reato e dovranno comunque essere cancellate entro sette giorni. Secondo l’Ansa, la mediazione raggiunta rappresenta il punto di equilibrio tra esigenze di sicurezza, tutela dei diritti fondamentali e rispetto del principio di proporzionalità previsto dalla normativa europea.












