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Spin Time alza il tiro: «Questa deve diventare la strada della resistenza per tutto il mese di agosto» hanno detto gli attivisti, accampati in via di Santa Croce in Gerusalemme dallo scorso 29 luglio, quando nello stabile che ospita 140 famiglie "okkupanti" e un centro sociale è scoppiato un incendio. Per «resistere», però, servono spazi e così hanno chiesto al Comune di «ampliare quello in strada, fino all’incrocio con viale Manzoni». Un braccio di ferro che punta al rialzo, passando dai quasi cento metri occupati oggi dalle tende, nel rione Esquilino, a poco meno di trecento. Con buona pace dei residenti, costretti a una scomoda convivenza.
Per gli attivisti del centro sociale, evacuato la notte di mercoledì scorso a causa del rogo e poi posto sotto sequestro dalla Procura, l’ampliamento dell’area è una necessità. E annunciano un nuovo incontro oggi in Campidoglio per discutere della questione e «gestire questi giorni di passaggio». Intanto nella bollente tendopoli "stradale" la vita continua a scorrere, tra malori e l’ostinatezza dei "facinorosi" a non voler lasciare almeno i più piccoli nelle strutture messe a disposizione dietro l’angolo. Ieri, per fortuna senza gravi conseguenze, un bambino nigeriano di un anno e mezzo è stato trasportato al Policlinico Umberto I per una crisi respiratoria. A raccontarlo sono stati gli stessi attivisti di Spin Time, attribuendo il malore del bambino alle alte temperature. Cosa questa che però non sembra indurli a smobilitare il presidio. Puntano anzi a tenere la gente in strada il più a lungo possibile finché non otterranno il risultato sperato: rientrare nell’ex sede Inpdap. Ma la situazione non sembra destinata a sbloccarsi a breve e allo Spin Time iniziano a capirlo, nonostante le parole d’ordine restino le stesse.













