L’estate, le giornate più lunghe, il sole, le vacanze. Per molte persone rappresentano un periodo di maggiore benessere psicologico. Ed è proprio in questi mesi che alcuni pazienti si chiedono se sia arrivato il momento di interrompere antidepressivi, ansiolitici o altri farmaci per la salute mentale. «È un’idea molto diffusa», spiega la dottoressa Beatrice Casoni, medico psichiatra presso il Poliambulatorio ErreEsse di Ferrara. «Probabilmente nasce dal fatto che durante l’estate molte persone sperimentano un miglioramento soggettivo dell’umore: si lavora meno, si trascorre più tempo all’aria aperta, aumenta la socialità e cresce l’esposizione alla luce naturale. Tutti fattori che possono avere effetti positivi sul benessere psicologico. Ma sentirsi meglio non significa essere guariti».
Perché sole e vacanze non sostituiscono la terapia
Le principali linee guida internazionali ricordano che la sospensione di una terapia farmacologica non dipende dalla stagione, ma dalla stabilità clinica e dalla storia della malattia.
«Le linee guida dell’American Psychiatric Association e del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) sottolineano che la decisione di interrompere una terapia deve basarsi sulla stabilità clinica e non sul cambio di stagione. La depressione maggiore, il disturbo bipolare, la schizofrenia e molti disturbi d’ansia sono patologie croniche o ricorrenti nelle quali la continuità terapeutica rappresenta uno dei principali fattori di prevenzione delle ricadute».











