Proprio a ridosso dell’uscita di questo articolo l’Italia e l’Europa – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità – saranno nella morsa di una nuova ondata di calore. L’orario dei pasti, la frequenza degli allenamenti o le uscite con gli amici: chiunque, almeno in parte, è stato costretto a rivedere le proprie abitudini a causa delle temperature in costante ascesa. Ma chi rischia di pagare il prezzo più grande, in termini di problemi fisici, sono le persone con problemi cardiaci.«Il nostro organismo tenta di dissipare calore utilizzando la vasodilatazione periferica. Prende tutto sangue e manda in tutta superficie», avverte il dottor Massimo Romano, cardiologo coordinatore di Cardioclinic del gruppo Villa Claudia. Il concetto è espresso in termini scientifici, ma la traduzione delle conseguenze è chiara ed evidente. «In questo modo – continua – avviene la sudorazione, che però comporta un lavoro vero e proprio per tutto il cuore. Sudare serve ad abbassare la pressione arteriosa perché il sangue viene mandato in circolo fino nelle zone periferiche, ma ciò comporta che il cuore batte con forza e vigore. In un periodo particolarmente caldo e afoso il nostro muscolo è in grado anche di raddoppiare i suoi sforzi, ma per chi ha una ridotta capacità di lavoro cardiaco, questo può essere un elemento che favorisce gli scompensi». Quindi, anche a parità di stimoli e sollecitazioni, il nostro organismo si affatica molto di più in presenza di condizioni climatiche più calde. «Si vede bene nel caso degli sportivi. Un conto è, per un atleta con 35 anni o più, fare 10 chilometri di corsa quando l’umidità è bassa e ci sono 20-25 gradi. Un altro discorso è percorrere la stessa distanza con 35 gradi e un’umidità alta. Ecco, sono situazioni a cui prestare attenzione. Spesso sento dire l’espressione “rompere il fiato”. Bisogna stare molto attenti perché se il nostro corpo ci dice di fermarsi bisogna ascoltarlo». Romano tocca anche un altro punto importante. Da tenere sotto controllo non c’è solo la temperatura, ma anche il grado di umidità. «Se siamo in una regione con un caldo più secco quasi non ci accorgiamo di sudare, perché riusciamo a dissipare il calore in maniera più efficace. Mentre il caldo umido peggiora la nostra percezione e lo sforzo che è richiesto al nostro cuore».Insomma, è bene tenere alta l’asticella della nostra attenzione. Questo vale sia per chi ha dei problemi cardiologici già riconosciuti, ma non solo. Il medico racconta di pazienti che hanno scoperto di avere una coronopatia proprio durante periodi di forte stress per il cuore. «Magari sentivano di avere un dolore al petto e abbiamo scoperto che si trattava di coronopatia che ischemizza il muscolo, cioè gli fa arrivare meno nutrimento. In sostanza, lo fa mangiare di meno».Dal punto di vista del professionista che segue un paziente, il primo problema è adattare la terapia medica alle diverse stagioni. «Prendiamo il caso di una persona che prende una pasticca da 10 milligrammi per abbassare la pressione arteriosa. Può essere una medicina efficace nei mesi freddi, ma potrebbe (il condizionale è d’obbligo – precisa Massimo Romano – perché ogni caso va valutato a sé) essere eccessiva in mesi caldi perché se non si reintegrano correttamente i liquidi, ci si può disidratare. La gestione della terapia va adattata anche alla temperatura».Una necessità che si è imposta anche a causa anche del riscaldamento globale e che lo specialista ha toccato con mano nel corso degli anni. «Tra l’inverno e l’estate, devo fare sempre più aggiustamenti. Spesso un paziente a rischio di scompenso cardiaco trova nella terapia diuretica il proprio maggiore alleato. Ma se si utilizza lo stesso rimedio durante il periodo estivo ci può essere il rischio disidratazione. Così la terapia non solo non funzionerebbe, ma sarebbe addirittura pericolosa».E quindi cosa si può fare per attutire i colpi provocati dal caldo? «Innanzitutto, serve almeno una stanza climatizzata in casa dove poter stare nelle ore più calde, ma anche la notte. Trenta anni fa assecondavo i pazienti che non volevano aria condizionata o ai quali bastava il ventilatore. Ma ora ci sono delle temperature killer». Alle quali non fa bene rimanere esposti per lunghi tratti della giornata. Poi, continua l’esperto, è importante lavorare sulla prevenzione. «Prima del grande caldo, bisognerebbe andare dal medico di famiglia o dal proprio cardiologo per modulare la terapia a seconda delle esigenze. E, laddove è possibile, ridurre l’uso dei diuretici e rimanere costantemente idratati». Fondamentale, però, è anche drizzare le antenne a qualsiasi segnale ci lanci il nostro organismo. «Segnalate sempre se avete aritmie o difficoltà a respirare. L’ideale sarebbe avere a casa un apparecchio per il controllo della pressione e delle aritmie cardiache».Così, soprattutto nel caso di una persona anziana, alle prime avvisaglie di malessere, ci si può rivolgere al medico. Proprio ai parenti degli anziani Romano lancia in chiusura un appello: «Non lasciateli soli. Controllate che prendano tutte le medicine correttamente perché spesso il gran caldo può far confondere e magari dimenticare di aver preso i farmaci».
Attenti al cuore va sotto stress - l'intervista a Massimo Romano
Non tutte le terapie funzionano a prescindere dalle condizioni climatiche, dice il cardiologo. Adeguare le cure e non sottovalutare i segnali del corpo









