Pubblicato il: 05/08/2026 – 6:55
di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Il biglietto aereo è già stato acquistato, il passaporto appena ritirato e la destinazione ormai impossibile da nascondere. Morena Maggiore ha capito che il compagno Vincenzo Pasquino sta per partire per il Brasile. Ma lo ha scoperto soltanto a cose fatte. «Senza che me l’hai detto ti sei fatto il biglietto. Già quando ti sei fatto il passaporto ho capito dove vai», gli contesta il 31 agosto 2017. La conversazione, registrata nell’androne di un palazzo di via Spontini a Torino, entra oggi nelle motivazioni della sentenza abbreviata del processo “Samba” come uno dei passaggi utili a ricostruire l’ascesa di Pasquino dopo la cattura di Pasquale Michael Assisi. Il narcobroker era appena rientrato dalla Calabria, dove aveva incontrato esponenti delle famiglie Agresta, Barbaro e Grillo. Ora si preparava a raggiungere il Sudamerica e ad assumere, secondo la ricostruzione del giudice, il ruolo di «erede ideale» degli Assisi.
L’ex narcobroker pentito
Il nome di Vincenzo Pasquino attraversa diversi capitoli delle motivazioni di “Samba”, dalle rotte della cocaina tra Europa e Sudamerica ai rapporti con i grandi broker calabresi. Nelle ultime settimane il Corriere della Calabria ha ricostruito il viaggio nella favela di Rio de Janeiro, tra uomini armati e braccialetto elettronico, il progetto per fare arrivare 440 chili di cocaina da Malaga a Livorno e la spedizione in Colombia per recuperare oltre un milione di euro e 180 chili di droga. Fino alla vicenda dei tre milioni da riscuotere dai “platioti”, nella quale Pasquino raccontava di essere rimasto «con due piedi in una scarpa». Tasselli diversi di una stessa storia criminale che, nelle motivazioni, conduce ora al passaggio più delicato: la sua indicazione come possibile successore degli Assisi.







