Pubblicato il: 11/07/2026 – 10:40
di Giorgio Curcio
TORINO «Mi devi far prendere l’ergastolo lì?». La risposta, accompagnata da una risata, arriva pochi istanti dopo l’ordine impartito da Vincenzo Pasquino. Quale? Prepararsi a partire per la Colombia per raggiungere una fazenda e attendere poi lì le indicazioni successive. Non una vacanza, non un viaggio d’affari e neppure una trasferta improvvisata. Ma rintracciare un trafficante accusato di essersi appropriato di un milione di euro e 180 chili di cocaina. Almeno è quanto emerge dalla motivazioni del processo “Samba” celebrato con rito abbreviato. Da quanto emerso, dunque, l’obiettivo della missione (poi comunque naufragata) era portare Christian Sambati e Vito Luigi Basile fino a Bogotà. Era stato Pasquino, allora latitante in Brasile e ormai entrato ai vertici del narcotraffico internazionale, a impartire gli ordini attraverso i telefoni criptati Sky Ecc. Il piano emerge dalle chat, ma anche dai pedinamenti, dalle intercettazioni ambientali e dai preparativi concretamente compiuti dai due uomini a Torino. Una spedizione che, pur non essendo mai partita, viene considerata dal giudice indicativa della capacità dell’organizzazione di mobilitare uomini da un continente all’altro per difendere i propri interessi nel narcotraffico. Il gup di Torino Giovanna Di Maria ha condannato Pasquino a 10 anni di reclusione e Sambati a 12 anni. Basile, indicato nelle motivazioni come l’altro uomo destinato alla trasferta, non figura tra i nove imputati giudicati in questo abbreviato.








