Nel fine settimana, Giuseppe Conte non solo ha spiegato di voler fare delle primarie una sorta di referendum sul ritiro del sostegno militare al governo di Kyjiv, ma ha aggravato la minaccia alle sparute retroguardie pro-ucraine del Campo Largo, precisando che la postura anti-bellicista fa parte dei «punti non negoziabili» dell’alleanza, su cui tutti, per amore o per forza, saranno tenuti ad accordarsi.

Come era prevedibile, i capi di Alleanza Verdi-Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni gli sono andati dietro: primarie o non primarie, basta armi. Meno prevedibilmente, ma non così a sorpresa, Matteo Renzi ha accettato la sfida ma ha finto di non sentire la minaccia, e quindi si è detto pronto a sfidare alle primarie Conte con una posizione filoucraina, ma anche a rimettersi al parere degli elettori e ad accettare il responso dei gazebo. Insomma, facciamo decidere al popolo se vuole salvare Barabba o Gesù e tifiamo per Gesù, ma se il popolo vuole altrimenti ce ne laviamo le mani.

D’altra parte, come ha scritto Christian Rocca, è insensato ritenere accettabile, anzi provvidenziale, la presenza di Conte in coalizione e poi pretendere che alle primarie non dica e faccia quel che gli pare e come gli pare e non provi a imporre la propria linea, sull’Ucraina e su tutto il resto.