Giuseppe Conte, le armi in Ucraina e il Pd, tre elementi che, se messi insieme, finiscono puntualmente per creare tensioni nel centrosinistra.È già successo in precedenza e torna a capitare anche ora. A riaccendere il dibattito politico sono state le dichiarazioni rilasciate dal leader pentastellato in un’intervista a La Stampa.Al centro della contesa il nodo del sostegno all’Ucraina. Conte ha prima ribadito la sua contrarietà all’invio di ulteriori armi, preferendo una via negoziale, poi ha suggerito di rimettere la questione alle primarie, lasciando così che siano gli italiani a scegliere. Affermazioni che hanno subito diviso l’opposizione, partendo dal Pd. Ultima a intervenire, ma prima per importanza, anche la segretaria Elly Schlein, sentita dal Tg3, ha espresso chiaramente il suo disappunto: «Non funziona così. Chi vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito. Prima il programma condiviso, poi le primarie».Dello stesso parere anche Alessandro Alfieri, responsabile Riforme della segreteria del partito, che ha sottolineato quanto sarebbe un errore «affidare un tema simile, su cui si costruisce la credibilità di una coalizione di governo» a un momento elettorale come le primarie.Nel giro di poche ore sono arrivate le reazioni anche degli altri leader dell’opposizione. Carlo Calenda, cogliendo queste divisioni nel centrosinistra, ha provato a sfruttare il momento: «È ora che i riformisti del Pd vengano a costruire con noi il polo europeista di centro». Il leader di Azione è passato poi all’attacco liquidando come «buffonate» le promesse negoziali fatte, in caso di vittoria alle primarie, dal suo omologo in capo ai 5 Stelle.Non poteva mancare il duo di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, entrambi convinti che prima di pensare alle elezioni si debba definire il programma, affidando poi al futuro leader il compito di esserne rappresentante. Anche perché, come affermato da Fratoianni: «Non siamo in un presidenzialismo, chi vince non stabilisce il programma della coalizione».Su posizioni diametralmente opposte rispetto a Conte, invece, la visione di +Europa. Per Riccardo Magi è imprescindibile l’aiuto all’Ucraina: «Una campagna sul disarmo di Kiev vuol dire armare Putin e allontanare una pace giusta».Guarda oltreoceano Matteo Renzi, che scomoda le contrapposizioni interne ai democratici Usa, Obama-Sanders e Biden-Ocasio Cortez, per rappresentare metaforicamente la situazione attuale del centrosinistra. Un modo, quello del leader di Italia Viva, forse per calmare le acque. Con parole diplomatiche, il fiorentino cerca di trovare una via di mezzo: «Nemmeno io condivido le idee di Conte, ma in democrazia ci si confronta e ci si misura», aggiungendo anche: «Ci sono due idee di sinistra, andiamo alle primarie e che vinca il migliore, il giorno dopo però tutti insieme, nessuno si può tirare indietro».I leader dell’opposizione si sono espressi, tra chi lancia la sfida e chi dissente. In extremis si è salvato anche il Pd che, come ha sottolineato nel pomeriggio il vicepremier Antonio Tajani, mancava della sua voce più importante.