Noi sapiens confidavamo in un futuro tranquillo, fra le braccia accoglienti delle nostre città. Cosa ci manca, infatti, nelle nostre case, negli uffici e nei negozi? E nelle strade, nelle piazze, nei locali e fra i nostri bei monumenti? Oltre la metà della popolazione terrestre vive nelle aree urbane, dove ormai si raggiungono densità da incubo, e abbiamo capito che venire via dalle campagne non ha avuto solo aspetti positivi. Ma era difficile immaginare la faccia feroce delle ondate di calore che uccidono le persone e trasformano le città rendendole i luoghi più invivibili del pianeta. Ciò vale soprattutto per le aree urbane in cui abbondano coperture asfaltate e cemento, in pratica tutte le città più importanti del mondo. Asfalto e cemento rendono roventi le superfici cittadine e non le fanno respirare, mentre i mezzi di trasporto a combustione arroventano l’aria. Inoltre le rendono impermeabili, trasformando ogni pioggia in una potenziale alluvione, visto che oggi in un’ora cade l’acqua che un tempo cadeva in sei mesi. Ma almeno le costruzioni di un tempo erano naturalmente innalzate secondo criteri che facilitavano l’evacuazione del calore e il mantenimento del fresco: mura in pietra molto spesse, finestre grandi a seconda dell’esposizione, camere a canne nei solai, ingegnosi sistemi per generare correnti d’aria. Ma la crisi climatica arroventa anche questi edifici e la scarsa copertura vegetale nelle città fa il resto.
Gli alberi sono i veri condizionatori
Noi sapiens confidavamo in un futuro tranquillo, fra le braccia accoglienti delle nostre città. Cosa ci manca, infatti, nelle nostre case, negli uffici e nei negozi? E nelle strade, nelle piazze, nei locali e fra i nostri bei monumenti? Oltre la metà della popolazione terrestre vive nelle aree urbane, dove ormai si raggiungono densità da incubo, e abbiamo capito che venire via dalle campagne non ha avuto solo aspetti positivi. Ma era difficile immaginare la faccia feroce delle ondate di calore che uccidono le persone e trasformano le città rendendole i luoghi più invivibili del pianeta. Ciò vale soprattutto per le aree urbane in cui abbondano coperture asfaltate e cemento, in pratica tutte le città più importanti del mondo. Asfalto e cemento rendono roventi le superfici cittadine e non le fanno respirare, mentre i mezzi di trasporto a combustione arroventano l’aria. Inoltre le rendono impermeabili, trasformando ogni pioggia in una potenziale alluvione, visto che oggi in un’ora cade l’acqua che un tempo cadeva in sei mesi. Ma almeno le costruzioni di un tempo erano naturalmente innalzate secondo criteri che facilitavano l’evacuazione del calore e il mantenimento del fresco: mura in pietra molto spesse, finestre grandi a seconda dell’esposizione, camere a canne nei solai, ingegnosi sistemi per generare correnti d’aria. Ma la crisi climatica arroventa anche questi edifici e la scarsa copertura vegetale nelle città fa il resto.














