di Alessia Calzolari
Posti lontano dal turismo «instagrammabile» a detta del quotidiano britannico che scrive: «It’s like bringing the kitchen into the piazza»
Cipolle, canederli, formaggi, tortellini e pasta fresca, ma anche lumache e… la lista potrebbe continuare all’infinito. A ogni prodotto agroalimentare la sua sagra: è la regola dell’estate. Ma come si fa a spiegare il concetto di sagra a uno straniero, abituato certamente a vedere il nostro paese come meta enogastronomica, ma fatta di quei piatti ormai noti e instagrammabili? Ci prova il quotidiano britannico The Guardian che, in un recente articolo, scrive: «It’s like bringing the kitchen into the piazza» (è come portare la cucina in piazza). E racconta sette feste di paese da non perdere. La cucina casalinga diventa così espressione autentica di territori e storia, non particolarmente gourmet o ricercata. Obiettivo? Unire le persone intorno a un tavolo: «L’Italia delle sagre è troppo vasta per stare dentro a una sala da pranzo e, per ogni cloche d’argento sollevata, da qualche altra parte del Paese c’è un numero di prenotazione chiamato al microfono e una cena servita da una pentola più grande di qualsiasi cosa si possa trovare in una cucina di casa».







