"Mi rivolgo ancora una volta ai cittadini, alle imprese e alle autorità pubbliche: adottiamo misure volontarie per ridurre i consumi". Le parole del primo ministro dimissionario Ilie Bolojan fotografano la situazione in cui si trova la Romania, alle prese con una crisi energetica di portata eccezionale. Le ore più critiche sono quelle serali, tra le 21 e le 23, quando la domanda di elettricità aumenta e la produzione nazionale non riesce più a coprire il fabbisogno. Bolojan ha chiesto alle famiglie di limitare l’uso dell’energia, alle imprese di ridurre i consumi, alle città e ai comuni di diminuire l’intensità dell’illuminazione pubblica.

Dacia e Ford, i due principali produttori automobilistici del Paese, hanno sospeso la produzione fino al 19 agosto. Una decisione che secondo il governo rumeno dovrebbe consentire di risparmiare 200 megawatt di energia. Se le misure volontarie non dovessero bastare, ha fatto sapere Bolojan, “dovremo costringere tutte le grandi aziende a limitare i consumi”.

Il sistema elettrico romeno si basa soprattutto sulla produzione interna (per circa il 90%). La quota maggiore arriva dalle centrali termoelettriche, alimentate soprattutto a gas e carbone, che garantiscono un terzo dell’elettricità nazionale (circa il 34%). Un ruolo centrale ha poi l’idroelettrico, che in condizioni normali copre circa un quarto della produzione (24-26%), grazie soprattutto alle grandi centrali lungo il Danubio. Il terzo pilastro è il nucleare: la centrale di Cernavodă fornisce circa il 20-21% dell’elettricità romena ed è una delle principali fonti stabili del Paese. A queste si aggiungono le rinnovabili, l’eolico e il solare.