“Prima bisogna noleggiare un ombrellone per garantirsi l’accesso”. È la risposta ricevuta da Annamaria Pedaci, 54 anni, quando una settimana fa si è avvicinata al bar di un lido su una spiaggia libera di Gallipoli per un caffè e una bottiglietta d’acqua. Le è stato negato l’acquisto perché non aveva pagato lettino e ombrellone.
A quel punto lei ha rifiutato e non ha consumato niente. “Cose dell’altro mondo – ha commentato la donna a Repubblica – l’accesso alla spiaggia libera è gratuito per legge”. E bar e chioschi non possono condizionare la vendita di un prodotto al noleggio di ombrelloni e lettini. “Non capisco come si possa distinguere fra bagnanti e non in un tratto demaniale”, ha aggiunto Pedaci, spiegando di essersi sentita trattata “come un’intrusa in un posto che è di tutti”.
La questione, a Gallipoli, e in generale lungo la costa salentina (ma in tutta Italia) dissotterra un argomento che torna ogni estate. Ovvero la gestione degli spazi tra concessioni balneari e spiaggia libera. Quello di Pedaci non è comunque un caso isolato. Codacons Puglia, a fine luglio, aveva segnalato un episodio simile in un lido in provincia di Taranto: a una turista canadese sarebbero stati chiesti cinque euro per attraversare uno stabilimento privato e raggiungere il bar.









