Di rado si sono viste differenze tanto forti fra le valutazioni delle banche centrali e quelle del mercato sugli andamenti dei mercati finanziari. Le banche centrali ripetono ormai da almeno un anno pressoché all’unisono che le quotazioni sono eccessive e non giustificate dai fondamentali. Gli operatori di mercato, almeno fino adesso, hanno fatto orecchie da mercante e hanno continuato a comperare. Fatto 100 il gennaio 2021, il Nasdaq 100 si colloca oggi a 221, lo Standard and Poor’s 500 a 201. Anche l’Europa non è andata male, ma la differenza con gli indici Usa è notevole: nello stesso periodo l’indice Eurostoxx 50 è salito del 78%.

La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), che in sostanza è la banca centrale delle banche centrali, parla di “animal spirits” legati all’Intelligenza Artificiale (IA) e segnala il rischio di un’interruzione brusca del boom. Gli investimenti dei cinque maggiori produttori di IA - Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle - stanno crescendo molto più degli utili e dei flussi di cassa. Il punto è che la competizione per conquistare una posizione dominante può spingere le aziende a impegnare risorse eccessive in progetti dai rendimenti ancora incerti: se i benefici economici dell’IA risultassero inferiori alle attese, il finanziamento potrebbe ridursi improvvisamente, trasformando il boom degli investimenti in una fase prolungata di contrazione.