Basalto, piante e pirolisi entrano in un modello per bonificare i campi contaminati, riducendo costi, tempi e dispersione dei PFAS

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I fertilizzanti che hanno portato i PFAS nei campiIl basalto rende il PFOS più facile da assorbireIl conto da 29 mila dollari comprende anche la CO2

Prima si sparge sul campo uno strato sottile di roccia frantumata. Poi si coltivano canapa e graminacee, si raccoglie la biomassa contaminata e la si porta a temperature molto alte. Il materiale carbonioso ottenuto torna infine sul terreno, dove dovrebbe trattenere una parte dei PFAS rimasti.

È la strategia descritta da un gruppo coordinato dall’Università di Yale in uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. Secondo i calcoli, potrebbe costare poco più di 29 mila dollari per ettaro nell’arco di vent’anni, contro gli 800 mila-1,6 milioni richiesti negli Stati Uniti dalle bonifiche più invasive. Per ora, però, il campo ripulito esiste nelle simulazioni statistiche costruite con dati sperimentali già disponibili.