| 4 Giugno 2026 21:02 |
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(Adnkronos) – Sviluppare strumenti rapidi, selettivi e a basso costo per rilevare la presenza di Pfas direttamente sul campo, anche in contesti ambientali e industriali complessi. E’ questo l’obiettivo del progetto di ricerca sui ‘Dispositivi Analitici in Carta per il Rilevamento in-situ di Pfas’, presentato oggi al Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova. Il progetto è sviluppato dal Laboratorio di Nanostrutture per l’Energia e l’Ambiente dell’Università di Genova, in collaborazione con AmSpec Italia S.r.l. e Conou – Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati.
La ricerca nasce per rispondere a una delle sfide ambientali e sanitarie più rilevanti degli ultimi anni: il monitoraggio dei Pfas, sostanze per- e polifluoroalchiliche note anche come “Forever Chemicals” per la loro estrema stabilità e persistenza nell’ambiente. Utilizzati per decenni in numerosi ambiti industriali e domestici, i Pfas sono oggi al centro dell’attenzione internazionale per la loro ampia diffusione e per capacità di contaminare acqua, suolo e organismi viventi. La crescente consapevolezza dei rischi legati alla loro presenza ha spinto le autorità internazionali, tra cui l’Epa statunitense, a definire limiti di esposizione sempre più restrittivi.








