Sviluppare strumenti rapidi, selettivi e a basso costo per rilevare la presenza di PFAS direttamente sul campo, anche in contesti ambientali e industriali complessi. È questo l’obiettivo del progetto di ricerca sui “Dispositivi Analitici in Carta per il Rilevamento in-situ di PFAS”, presentato al Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova. Il progetto è sviluppato dal Laboratorio di Nanostrutture per l’Energia e l’Ambiente dell’Università di Genova, in collaborazione con AmSpec Italia S.r.l. e CONOU – Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati.

La ricerca nasce per rispondere a una delle sfide ambientali e sanitarie più rilevanti degli ultimi anni: il monitoraggio dei PFAS, sostanze note anche come “Forever Chemicals” per la loro estrema stabilità e persistenza nell’ambiente.Utilizzati per decenni in numerosi ambiti industriali e domestici, i PFAS sono oggi al centro dell’attenzione internazionale per la loro ampia diffusione e per capacità di contaminare acqua, suolo e organismi viventi.

La crescente consapevolezza dei rischi legati alla loro presenza ha spinto le autorità internazionali, tra cui l’EPA statunitense, a definire limiti di esposizione sempre più restrittivi. Attualmente, il metodo analitico standard per la rilevazione richiede però strumentazioni complesse, comporta costi elevati per campione ed è difficilmente applicabile direttamente sul campo, nonché poco agevole su matrici non acquose, come gli oli lubrificanti.