L'editoriale

Claudio Velardi

Powered by

Giuseppe Conte ha un talento raro, quello di travestire da democrazia le operazioni più spregiudicate. L’ultima è un capolavoro del genere. Il nodo delle armi all’Ucraina, annuncia, “lo scioglieremo con le primarie, faremo decidere gli italiani”. Insomma la collocazione internazionale dell’Italia — stare con un popolo aggredito o consegnarlo al suo aggressore — diventa per lui materia da gazebo, un quiz domenicale tra un banchetto e una focaccia. E Matteo Renzi, che pure dichiara di trovare le idee di Conte indistinguibili da quelle di Salvini, rilancia entusiasta. Non per ingenuità, figuriamoci, ma per cinismo allo stato puro. Sa benissimo che se vince Conte la Schlein scompare dalla scena, e a quel punto il capo dell’opposizione interna al contismo diventa lui. Per quella rendita di posizione è disposto a fare da notaio a una pagliacciata di cui conosce perfettamente la natura. Perché di pagliacciata si tratta, anzi di truffa apparecchiata con cura.

Il referendum di Conte