Chiuse le indagini sull'eccidio di Castel d'Azzano: le carte e le accuse tra i tre
Tre carabinieri morti: Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello. E una ventina di feriti, quasi tutti uomini delle forze dell’ordine. Questo è il bilancio della strage dei fratelli Ramponi, che nel 2024 hanno fatto saltare la casa di campagna in cui vivevano per evitare il sequestro giudiziario. Franco, Dino e Maria Luisa detta Luisella sono in carcere. Ma uno dei due fratelli, Franco, punta il dito sulla sorella. «Vi ammazzo tutti», ha urlato lei prima di innescare la fiamma e far esplodere il casolare riempito di gas. Le carte della strage dei carabinieri a Castel D’Azzano, rivelate dal Corriere della Sera, spiegano cos’è successo quella notte.
Franco, il fratello maggiore, con Maria Luisa detta Luisella e Dino era salito sul tetto della stalla: «Se vi avvicinate andiamo tutti bruciati all’inferno». Il 14 ottobre dopo aver piazzato tre molotov Luisella ha appiccato il fuoco con un accendino. Il 24 luglio la procura di Verona ha chiesto il rinvio a giudizio. Luisella, Dino e Franco, 60, 63 e 66 anni, vivevano isolati dal resto del mondo.
«Iniziavano a lavorare i campi con il buio, verso le 23, non me lo sono mai spiegato», racconta un testimone che abita da 27 anni a 50 metri dai Ramponi: «Non ho mai visto la sorella mentre i due fratelli mi è capitato di scorgerli nelle campagne nelle ore notturne… Che io sappia non avevano rapporti con nessuno, non credo avessero amici». Andavano a fare la spesa «in bicicletta, passando per strade di campagna per non farsi vedere in paese», ricorda un loro cugino, Guglielmo. «Zia Armida (madre dei fratelli, ndr ) non li lasciava mai liberi, non potevano giocare, dovevano aiutare i genitori».







