di
Andrea Pasqualetto
Le carte della strage di Castel d'Azzano (Verona) dove morirono tre carabinieri. Franco: «Mia sorella ha fatto tutto da sola, io ero nei campi, non ho preparato l'attentato». Il cugino: «Facevano il giro largo per non farsi vedere in paese»
«Vi ammazzo tutti», urlava Luisella prima di innescare la fiamma che ha fatto esplodere il casolare saturo di gas. L’aveva promesso e l’ha fatto. Venti giorni prima il custode giudiziario Piergiorgio Bonini era andato a fare un sopralluogo con i carabinieri in vista dello sgombero: «Guardate che faccio saltare in aria l’immobile con una bambola di gas — aveva minacciato Luisella dal balcone — e se salto per aria io, Bonini è un uomo morto». Il fratello Dino era con lei: «Se muore mia sorella vedi cosa ti succede!». Stesse scene nel novembre del 2024, quando c’era stato un primo tentativo di liberazione della grande casa di campagna e dell’azienda agricola a Castel D’Azzano, nella Bassa veronese, pignorate per via dei debiti e quindi in vendita. Quella volta c’era anche Franco, il fratello maggiore, che con Maria Luisa detta Luisella e Dino era salito sul tetto della stalla: «Se vi avvicinate andiamo tutti bruciati all’inferno».






