Di: SEIDISERA - Ceschina - Broggini / FCi L’Europa affronta una grave emergenza idrica. I principali fiumi hanno raggiunto livelli preoccupanti, con conseguenze dalla produzione energetica all’agricoltura. E questo fa ripensare all’importanza che hanno i corsi d’acqua.Il fiume Po ha segnato in questi giorni il suo record negativo: a Cremona il livello è sceso oltre i 9 metri sotto lo zero idrostatico. La situazione ha provocato la risalita del cuneo salino nel delta, ovvero l’acqua di mare penetra mettendo in pericolo l’ecosistema. Anche il Reno è in sofferenza. In Olanda si è registrato il livello più basso di sempre, mentre a Basilea la navigabilità è fortemente ridotta già da tempo.E poi c’è il Danubio che ha costretto l’Ungheria a fermare una centrale nucleare perché non c’è abbastanza acqua per raffreddare i reattori. Questo con grandi problemi per l’approvvigionamento elettrico. Cosa che è già successa in Svizzera a Beznau per la scarsità d’acqua nell’Aare e che potrebbe avvenire a breve in Romania a Cernavoda, dove l’esercito ha fatto saltare una roccia per consentire a più acqua di raggiungere la centrale nucleare e mantenerla in attività.Una risorsa pensata a lungo come inesauribile“Abbiamo sempre dato per scontato che ci fosse in abbondanza risorsa idrica e quindi non ci siamo mai posti il problema né della qualità né della quantità”, spiega ai microfoni di SEIDISERA Alessandro Bratti, membro dell’autorità italiana per la regolazione delle fonti energetiche. Negli ultimi anni ci si è resi conto che non era più possibile continuare a scaricare nei corsi d’acqua scarichi vari, perché incide sulla qualità, prosegue Bratti. Più di recente la frequenza dei fenomeni climatici estremi ha reso evidente che anche la quantità non è scontata.Quasi tutti i fiumi risentono di queste situazioni. Per esempio “’il Po dipende moltissimo dai ghiacciai. Nel momento in cui questi si sono ritirati e le nevicate si sono ridotte, la riserva di neve che garantiva un serbatoio non è più disponibile”, afferma Bratti.Bratti: “Servono organismi sovra-regionali”La politica può fare qualcosa? Secondo l’esperto la soluzione passa da una gestione coordinata: “Bisogna ragionare in termini di bacini idrografici e non amministrativi”, sottolinea Bratti. “Servono organismi sovra-regionali e transfrontalieri che decidano le modalità con cui viene utilizzata la risorsa idrica”. Questo per evitare che l’acqua venga trattenuta da chi si trova nella parte superiore del fiume con ricadute negative per le aree più a valle.Per Bratti introdurre delle norme è un punto importante: per esempio il 65% della risorsa idrica del Po viene utilizzata dall’agricoltura, settore largamente non regolamentato, spiega. “Le tariffe pagate dai cittadini riguardano depurazione e potabilizzazione, mentre l’utilizzo industriale e agricolo sono fuori da queste regolamentazioni”, conclude l’esperto.
Crisi idrica per i principali fiumi europei - RSI
Siccità in Europa: Po, Reno e Danubio in crisi idrica con effetti su energia e agricoltura. Esperti chiedono gestione sovranazionale delle risorse idriche.












