È l’ultima pianta che si vede prima di tuffarsi in mare. Tollera la presenza di sale, il maestrale forza otto e può prosperare anche sulla sabbia delle dune. L’ambiente estremo ed ostile è il suo habitat. A parte queste doti di resistenza che fanno parte del suo identikit biologico la salicornia strobilacea ha altre qualità nascoste. È in grado di rimuovere gli idrocarburi nel terreno o in acqua. Una sorta di spazzino fotosintetico che depura le spiagge dal petrolio offrendo un servizio di bonifica gratuito. Originaria del bacino mediterraneo, questa pianta alofita in Italia cresce solo in alcune aree frammentate delle lagune salmastre della Sardegna meridionale. Non è una specie ornamentale ma un arbusto legnoso con rami irregolari e fioriture poco appariscenti. Malgrado sia una rarità botanica non è una specie protetta a livello nazionale. Come molte altre piante ha capacità fitodepurative ma con una particolarità: la salicornia strobilacea si sente a casa quando nel suolo ci sono concetrazioni di sale anche superiori a quelle dell’acqua di mare ed è l’avamposto ideale per arginare l’avanzata degli inquinanti dal mare verso le rive. Proprietà ancora poco conosciute ma oggi dimostrate da uno studio dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri (Iret, sede di Pisa) del CNR pubblicato sulla rivista internazionale Environments.
E se con la salicornia combattessimo l’inquinamento delle spiagge?
La pianta è uno “spazzino” naturale per depurare gli arenili dal petrolio. Al CNR di Pisa la coltivano in una serra idroponica









