Puzzano, sono viscide, si attaccano al corpo appena si entra in mare e coprono con un orribile tappeto marrone alcune delle più belle spiagge del Mediterraneo. È ovvio che non siano amate dai bagnanti, e tanto meno dai concessionari degli stabilimenti balneari, che vorrebbero «vendere l’ombra» su superfici lisce, immacolate e talvolta persino disinfettate. Eppure sono fra le nostre più valide alleate contro il cambiamento climatico e l’erosione delle coste.
SONO LE FOGLIE SPIAGGIATE della Posidonia oceanica, una fanerogama marina endemica del Mare Nostrum; ossia, una pianta con fiori e semi. Ma ha anche radici, fusti (trasformati in rizomi), rami e, appunto, foglie; non è molto diversa da una bella quercia che tutti apprezziamo. Nonostante ciò, non le viene riconosciuto quello status che un tempo prendeva il nome di «pianta superiore», ma la offendiamo chiamandola «alga». Senza voler togliere alle alghe la propria dignità.
IL GENERE POSIDONIA, che prende il nome dal re del mare Poseidone, comprende 9 specie, di cui 8 australiane e una presente solo nel Mediterraneo. Oceanica non perché vive negli oceani, ma perché un tempo «oceano» era sinonimo di «mare», e quindi di pianta marina.
CHI VA SOTT’ACQUA, anche di poco, può vedere densissime foglie verdi, strette e lunghe, che oscillano al passaggio delle onde. E il fatto che abbia foglie verdi ci fa capire subito che compie la sintesi clorofilliana, ossia utilizza la luce solare per combinare acqua e anidride carbonica e produrre carboidrati, cioè zuccheri. Ecco perché è nostra alleata nel combattere il riscaldamento globale, causato in buona parte dall’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, uno dei gas serra che intrappolano la radiazione termica della Terra trasformando il cielo in una coperta. Nella reazione fotochimica può catturare anche 1 grammo di CO2 e produrre fino a 30 litri di ossigeno per metro quadro al giorno; nel Mediterraneo si stima che vi siano fra 25.000 e 50.000 kmq di praterie di Posidonia oceanica, che occupano il 25% dei fondali compresi fra 0 e 40 m di profondità. Da sola, la prateria che si estende intorno alle Isole Baleari copre una superficie di circa 600 kmq.







