La destra italiana ed europea negli ultimi giorni ha criticato duramente una riforma del governo spagnolo che potrebbe mettere in regola fino a 600mila persone migranti che si trovano già nel Paese. Allo stesso tempo, però, il governo Meloni tra il 2023 e il 2026 ha previsto l’ingresso di oltre 600mila lavoratori migranti in Italia tramite i decreti Flussi. Quali sono le differenze tra questi provvedimenti?
Durante e dopo la crisi migratoria a Ceuta, exclave spagnola in Marocco, la destra spagnola, italiana, europea e internazionale non ha perso occasione per attaccare duramente il governo di Pedro Sanchez (che ha risposto per le rime). Uno dei temi più citati, tanto da finire in una lettera inviata da 21 Paesi europei alla Commissione Ue, è la sanatoria con cui la Spagna ha avviato la regolarizzazione di circa 500mila persone migranti che si trovavano già nel Paese.
I politici di destra di tutto il mondo – tra cui il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che è stato tra i primi – hanno accusato la riforma spagnola di avere un effetto ‘calamita' per i migranti. D'altra parte, però, anche l'Italia ha delle norme che garantiscono l'ingresso di persone straniere in modo regolare e gli garantiscono di potersi mettere a norma e lavorare: sono i decreti Flussi, con cui dal 2023 al 2026 il governo Meloni ha autorizzato 617mila persone a entrare in Italia per lavoro. La riforma spagnola per regolarizzare 600mila migranti La riforma avviata dal governo spagnolo era stata annunciata a inizio anno ed è stata varata il 14 aprile 2026. Il decreto fissa dei requisiti per richiedere la regolarizzazione:














