BRUXELLES. Il tavolo è quello della cena dei leader, ma il clima non è poi così conviviale. Sullo sfondo, il dossier Cina. In primo piano, ancora una volta, l’immigrazione. Ed è lì che si consuma il nuovo confronto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il premier spagnolo Pedro Sánchez, appena dopo il bilaterale che li ha visti concordare sulla necessità di un bilancio più flessibile e su quella di individuare un inviato Ue per la pace in Ucraina.
A innescare la discussione è l’intervento della premier danese Mette Frederiksen, che rilancia la necessità di accelerare sull’attuazione del nuovo impianto europeo sui rimpatri e sulle cosiddette “soluzioni innovative”, compresi gli hub nei Paesi terzi. Una linea che Roma sostiene da mesi e che si sta consolidando come asse con Copenaghen e diversi altri Stati membri. Frederiksen spinge anche perché il tema migratorio torni stabilmente al centro dell’agenda del Consiglio europeo. È a quel punto che il confronto si accende. Sánchez contesta l’impostazione più rigida, mettendo in discussione l’approccio restrittivo che sta emergendo in una parte crescente dell’Unione. Meloni si inserisce subito nel solco della premier danese. Difende la necessità di strumenti comuni più incisivi e punta il dito contro la decisione di Madrid di procedere alla regolarizzazione di circa 500 mila migranti irregolari. Una scelta che, osserva la premier secondo quanto è possibile ricostruire, non può essere considerata neutra in un’area senza confini interni come Schengen. «Quello che fa la Spagna riguarda anche i suoi vicini», il senso della posizione italiana, che traduce in chiave politica una convinzione ormai strutturale: le politiche nazionali, in materia migratoria, producono effetti sistemici sull’intera Unione. Il botta e risposta fotografa due linee sempre più divergenti. Da una parte l’asse che insiste su rimpatri, cooperazione con Paesi terzi e centri esterni ai confini europei. Dall’altra chi difende un modello più orientato alla regolarizzazione e all’integrazione. Non è un caso che, poche ore dopo, questa mattina, Meloni arrivi alla seconda giornata del Consiglio europeo con un’agenda già coordinata con Frederiksen. Prima del vertice, la premier italiana incontra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e partecipa alla riunione informale sulle “soluzioni innovative” in materia migratoria, promossa con Danimarca e Paesi Bassi. Sul tavolo c’è la lettera firmata da 19 leader europei che chiede una rapida attuazione del nuovo regolamento sui rimpatri e un sostegno più forte della Commissione agli Stati membri. Nel testo viene richiamata la cooperazione tra Italia e Albania come modello già operativo, nonostante l’impatto dei centri di Gjader e Shengjin sia ancora tutto da verificare.












